L'Olio dei Colli Euganei

      

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L’olivo è da sempre indissolubilmente legato
al progredire della civiltà mediterranea.

storia dell'olivo

Una legenda dell’antica Grecia narra che Atena conquistò la sovranità di Atene portando in dono a Zeus un olivo, simbolo di pace, gloria e abbondanza. Pur essendo stati rinvenuti resti fossili d’olivo datati venti milioni di anni fa vicino a Livorno, la sua coltivazione iniziò molto più tardi, circa 8000 anni fa in Medioriente, tra il Caucaso e le coste di Siria e Palestina, e si diffuse nel bacino mediterraneo solo in un momento successivo, tra il 5000 a.C. e il 1400 a.C.. Delle tavole rinvenute a Cnosso dimostrano l’esistenza di una vera e propria attività di produzione e distribuzione nella Creta minoica (3000-1500 a.C.). Dal 2000 a.C. questo “saper fare” si propagò in Siria, Palestina, Israele e in seguito in Turchia, Cipro ed Egitto. I re David e Salomone dettero molta importanza alla coltivazione dell’olivo tanto da spingerli a mettere dei funzionari regi a guardia di piantagioni e depositi. A partire dal 1500 a.C. la coltivazione dell’olivo si diffuse in tutta la Grecia e nelle sue isole.La sua sacralità fu legalmente riconosciuta da Solone, uno dei nove capi ateniesi, che mise la coltivazione dell’olivo sotto la protezione di Zeus e ne vietò l’abbattimento a meno che non fosse giustificato dalla costruzione di aree votive. Il valore attribuito all’olio d’oliva nell’antica Grecia è dimostrato dal fatto che i vincitori delle Panatenee (la festa religiosa ateniese più importante) erano premiati con denaro, medaglie d’oro e d’argento e con olio d’oliva contenuto in vasi riccamente ornati.
Anche i Fenici, con le loro attività commerciali e il trasporto navale, contribuirono alla promozione e alla diffusione della coltura dell’olivo e dei suoi usi tanto da estenderne la coltivazione anche alla Sicilia, Spagna e Francia del Sud nel IX secolo a.C.
Gli Etruschi ne praticavano la coltivazione in vasta scala già nel VII secolo a.C. e, secondo lo storico Plinio, questa coltura si diffuse dalle colonie siciliane della Magna Grecia alla parte centrale della penisola italica al tempo di Tarquinio Prisco (tra il VI e V secolo a.C.). In età Imperiale, l’olivicoltura raggiunse la sua maggiore espansione ed evoluzione.
I Romani introdussero la coltura dell’olivo in tutte le colonie e territori occupati fino a raggiungere anche il Nord Europa.Il commercio dell’olio d’oliva e dei cereali si basava su una struttura produttiva e di distribuzione complessa e il trasporto su mare o fiume poteva coinvolgere anche intere flotte.L’olio diventò un bene di valore al punto che era usato per il pagamento dei tributi da parte delle popolazioni conquistate. I Romani curarono molto anche lo sviluppo del processo di produzione e conservazione dell’olio.É abbastanza sorprendente scoprire che fino a duecento anni fa si usavano ancora gli strumenti per la spremitura delle olive ideati dagli antichi romani.Fu in quest’epoca che iniziò il processo di denominazione delle diverse tipologie dell’olio d’oliva.
I romani distinguevano in base al grado di maturazione delle olive al momento della spremitura tra:
- “oleum ex albis ulivis”: olio pregiatissimo ottenuto dalla spremitura di olive verdi;
- “oleum viride”: olio ricavato da olive appena invaiate;
- “oleum maturum”: olio ottenuto da olive mature;
- “oleum caducum”: olio di qualità mediocre da olive raccolte da terra e cadute per avanzata maturazione;
- “oleum cibarium”: olio di pessima qualità da olive quasi passite e aggredite da parassiti.

Secondo Plinio, l’Italia della metà del I sec. d.C. superava tutti gli altri paesi coinvolti nell’olivicoltura in quanto possedeva una ricchissima e vastissima produzione d’olio d’oliva e poteva proporre dei prezzi competitivi. A partire dal IV sec. a.C. quando l’Impero Romano si avviava ormai verso lo sfaldamento, la crisi politica, le invasioni, le guerre e la carestia portarono alla crisi del mondo agricolo e quindi anche dell’olivicoltura.
Solo dopo il Mille, soprattutto per opera delle comunità monastiche che utilizzavano l’olio per le loro funzioni liturgiche, si diede un nuovo impulso alla coltura dell’olivo ma con una finalità di sostentamento e non commerciale. Inoltre in quel periodo l’uso dell’olio d’oliva nell’alimentazione era stato soppiantato dall’uso di grassi animali per via della loro maggiore capacità di conservazione.
Nell’alto Medio Evo l’olio d’oliva era considerato ancora un bene raro e prezioso ed era presente solo sulla tavola degli ecclesiastici. Solo a partire dal Rinascimento l’olivo tornò ad essere insieme alla vite, un grande protagonista dell’agricoltura sul territorio italico. Il governo mediceo a Firenze ridiede vita all’olivicoltura concedendo gratuitamente grandi estensioni di terreno collinare per la sua coltivazione. Nel 1428, il Comune di Siena invitava gli agricoltori a piantare olivi considerando l’olio un bene necessario.
Nel Settecento si fece una vera e propria catalogazione dell’olivo e dell’olio secondo la provenienza geografica. La produzione dell’olio d’oliva, intensificata dalla crescita economica, portò alla diffusione del suo consumo nella maggior parte dei paesi europei. Fu proprio nel Settecento che la Toscana assunse la sua vocazione olivicola. Nello stesso periodo, missionari francescani portarono i primi olivi nel Nuovo Mondo.
Nell’Ottocento, l’olio d’oliva fece il suo debutto commerciale in America grazie all’immigrazione italiana e greca. Nello stesso periodo l’Umbria assunse un maggior ruolo nella produzione dell’olio d’oliva, ruolo che mantenne fino ai giorni nostri.
Nel Novecento, nei decenni del dopoguerra e del boom economico, l’olio, considerato come condimento povero, fu in parte sostituito dai più sostanziosi grassi animali e la sua produzione e commercializzazione subì un notevole calo.
Oggi, l’olio d’oliva ha recuperato una posizione importante nel commercio mondiale. L’arrivo delle nuove tecnologie, ha visto notevolmente semplificato il lavoro di raccolta e di molitura, consentendo prezzi migliori ed una più rapida diffusione del prodotto. L’olio di oliva, rimasto una pietra miliare nell’alimentazione mediterranea, è stato nuovamente rivalutato ed esaltato dalla dietologia moderna ed è anche ampiamente usato nel settore della dermocosmesi. Al giorno d’oggi, l’olio d’oliva è considerato un fenomeno italiano di successo in tutto il mondo.     ∎

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